Pensate alla gente che ha votato NO al timido tentativo di migliorare la Magistratura.
IL DECALOGO DEL SÌ
Dieci buone ragioni per dire SÌ alla separazione delle carriere e per una giustizia più giusta, terza e credibile.
1. Un giudice terzo è la prima garanzia di libertà.
Perché senza un giudice terzo non ci può essere il necesario equilibrio del potere del Pubblico Ministero.
Il giudice deve essere libero da ogni vincolo e da ogni influenza, distinto da chi esercita l’accusa. È un principio costituzionale e una condizione essenziale di libertà per tutti. La separazione delle carriere rafforza la figura del giudice e restituisce fiducia, equilibrio e credibilità alla giustizia.
2. Ruoli diversi, stesse garanzie.
3. Per un processo davvero equo, ad armi pari.
4. Come in tutte le democrazie liberali.
5. Una giustizia che fa paura non è giusta.
6. Separare per difendere autonomia e indipendenza del giudice.
7. Sorteggio dei componenti del CSM: più trasparenza e meno correntismo.
8. Il Presidente della Repubblica, garante dell’equilibrio e dell’unità della giustizia.
9. Un’Alta Corte per una giustizia che risponde a tutti.
10. Una battaglia di libertà, non di potere.
Stasera su “La7” ospite di Lilli Gruber, ho seguito l’intervista a Piercamillo Davigo, nuovo presidente dell'A.N.M.
Ci troviamo di fronte a qualcuno che si ritiene eletto da Dio a difendere, a spada tratta, i suoi colleghi magistrati, nessun dubbio sulla bontà dell’azione giudiziaria, nessun dubbio sul metodo, tutto Italiano, di non aggredire un reato certo ma, piuttosto, utilizzare il sistema della pesca a strascico, nella speranza, spiando tutti, di trovare qualche colpevole.
Con Davigo, addio privacy, addio libertà personale, addio certezza del diritto, per questi illuminati da Dio, che nel nome del loro malsano senso della giustizia, esclusi loro, tutti gli altri sono colpevoli.
Rischiamo di finire nelle mani di una nuova, moderna, innovativa ma non meno oscurantista e atroce, sacra inquisizione.
Addio culla del diritto e culla della giustizia, stasera mi ha invaso la certezza che l’Italia è in mano ad una dittatura giudiziaria, spero che Renzi cada, che vada a casa, che restituisca all’Italia il diritto democratico di andare al voto ma spero, anche, che prima riesca a riformare la giustizia, deve farlo, ci deve riuscire.
Ci può salvare dalla dittatura di questi magistrati che si credono i nuovi Dei, solo una grande riforma della giustizia che istituisca la responsabilità civile e penale dei giudici e la possibilità che, quando distruggono ingiustamente vite umane, rispondano penalmente dei loro deliri di onnipotenza.
di Giorgio Terzo Catalano.
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Comunicazione su Carabinieri e Magistratura
Sono il Mar. A s UPS Giuseppe SILLITTI, attualmente in servizio presso la Stazione Carabinieri di Apricena (FG).
Il motivo per il quale vi contatto, anche in nome e per conto dei miei colleghi è per mettervi a conoscenza dell’ennesimo gravissimo ed increscioso evento di “MALA GIUSTIZIA” che mi ha visto coinvolto, unitamente ai colleghi Mar.A s UPS Giovanni Aidone (in servizio all’aliquota operativa del Comando Compagnia CC di san Severo), App.to scelto Michele Falco (in servizio presso la Stazione CC di Volturino) e Luigi GLORI (in pensione da circa due mesi).
MALAGIUSTIZIA - QUI L'ARTICOLO COMPLETO !
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Errori giudiziari, la giustizia italiana colpisce ancora: il caso di Sandro Zorzi.
Il presidente dell’Unione camere penali Eriberto Rosso: “Alla giustizia italiana mancano le risorse”.
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| IL NUOVO PALAZZO GIUSTIZIA DI FIRENZE |
Fonte: gonews.it - Articolo Completo QUI !
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L’amministrazione della giustizia italiana? Spartita fra le correnti dei magistrati.
I MAGISTRATI NELL’ESECUTIVO. «La prima cosa che i politici dovrebbero fare è rivendicare l’indipendenza della politica dalla magistratura», ha spiegato Zanon. «È mai possibile che presso il ministero della Giustizia debbano lavorare duecento magistrati fuori ruolo? È mai possibile che il primo atto che compie il ministro della Giustizia quando assume la carica sia quello di circondarsi di magistrati, oltretutto scelti con un attento bilanciamento tra le fazioni dell’Anm?», si è chiesto il consigliere del Csm. «In questo modo è ovvio che le riforme proposte dal governo siano solitamente poco fastidiose per alcuni assetti di potere della magistratura». «Eppure», ha ricordato Zanon, «ci sono professori universitari di diritto, avvocati, avvocati dello stato» che possono svolgere gli stessi compiti svolti dalle toghe fuori ruolo.
Leggi di Più: Giustizia spartita fra correnti. La denuncia di Zanon | Tempi.it
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Questa Sera - Intervista esclusiva a Bruno Contrada
Fonte: LunaSet - Articolo Completo QUI
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Napolitano: «Spegnere il conflitto tra politica e giustizia»
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| Giorgio Napolitano (Ansa/Paolo Giandotti) |
La giustizia italiana vista dagli altri
Coloro che sostengono che le critiche al sistema giudiziario italiano, e le conseguenti proposte di riforme radicali, nascono soltanto dalle vicende di Silvio Berlusconi (le quali sono evidenti prove dello strapotere giudiziario contrapposto alle istituzioni della democrazia, ma come tali non vengono prese in considerazione dall’ampia area di opinione contraria al centrodestra e al suo leader) dovrebbero prendere nota del modo in cui viene giudicata all’estero l’intraprendenza giudiziaria italiana anche in altri campi.
Fonte: IL FOGLIO - Articolo Completo QUI
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